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012 - Angelo Andina 1939 - 1993

Angelo Andina a diciotto anni disegnava e costruiva a Brione sopra Minusio la sua prima casa per il cugino Aurelio, progettata ed edificata fra il 1957 e il 1958. Ancor prima di dedicarsi alla progettazione, grazie ad un suo preciso interesse verso tutte le forme artistiche, già esponeva disegni, sculture e dipinti in una galleria di Ascona. Nato nel 1939 a Croglio, dopo un tirocinio effettuato presso l’architetto Beretta-Piccoli -poi associato allo studio Luigi Snozzi a Locarno- già con la sua prima opera a soli 19 anni, rivela il suo animo poco provinciale, sintomo dei molteplici interessi che delineeranno la sua formazione e che lo porteranno a spiegare in brevi testi alcuni concetti chiave della sua idea di architettura e di spazio utilizzando le forme d’arte più primitive, i primi segni artistici dell’uomo presenti nelle grotte di Altamira, opere che visiterà durante un viaggio di studio effettuato nel 1966. Andina intraprende infatti numerosi viaggi che lo porteranno, in compagnia di Riccardo Polli, Luigi Snozzi e poi Peppo Brivio, fino in Marocco nel 1958 e poi verso oriente nel 1960. Con l’amico e con il riconosciuto “maestro” Brivio, Andina attraversa la ex-Jugoslavia , la Bulgaria, il Bosforo a Costantinopoli e visita, citiamo, “Turchia-Siria-Libano-Giordania-Irak-Iran”. Nel 1966 Andina parte nuovamente in compagnia di Brivio, Laura Salati e Trudy Wurm, dapprima verso Londra, poi Scozia Francia e nord della Spagna ed in seguito per un viaggio incentrato sul Barocco nel nord Europa. Ulteriori viaggi di studio in India e in Messico dopo 1975 ci lasciano quale testimonianza una cinquantina di grandi e nitide fotografie originali in bianco e nero. Sono questi viaggi di studio all’estero, le visite ai capolavori di ogni epoca e l’attenzione verso qualsiasi forma d’arte, anche primitiva, che costituiscono la base formativa dell’architetto Angelo Andina. In una sua relazione sul tema del superamento del concetto di spazio e tempo (redatta in occasione dell’ammissione al Reg-A), ci fornisce la sua personale visione della professione: “Dopo le scoperte di Einstein e della scienza più in generale, anche l’artista non può più fare a meno di introdurre come elemento essenziale nella sua arte la nozione di “movimento”. L’introduzione dell’idea di movimento, porta ad una dissolvenza della distinzione fra spazio e tempo, fatto importantissimo perché basato sull’idea cha alla base di ogni creazione c’è movimento (natura). In pittura e scultura questo concetto è già stato esplorato (Klee, Kandinsky, Boccioni, Calder, Brancusi, Tinguely). In architettura il campo è tutto da esplorare. La ragione dell’esistenza è quella di concretizzare un sogno.”

Cenni biografici a cura di Angela Riverso Ortelli